Cinquant’anni fa, oggi, Hendrix a Milano

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Cinquant’anni fa, oggi, Hendrix a Milano

Era il 16 maggio 1968 e presso la Triennale di Milano  The Jimi Hendrix Experience suonarono a Milano. Proprio oggi è stata presentata la mostra “HEY JIMI – The Italian Experience 1968” dedicata al chitarrista americano. Ci sono diversi materiali dell’epoca ispirati anche dal libro (edito da Jaca Book, pp. 272, euro 35) scritto dal giornalista e storico musicale Enzo Gentile e da Roberto Crema. Lavoro dedicato all’unico tour di Jimi in Italia con gli Experience (Noel Redding e Mitch Mitchell) che li vide suonare, oltre che a Milano anche a Roma e Bologna. Lo spazio nel quale suonarono, sotto alla Triennale si chiamava Piper Club, come il famoso locale romano. Sono stato molto contento di andare alla presentazione di questa mattina perché Enzo Gentile è uno dei giornalisti più seri che conosca. Mai banale, sempre gentile, è sempre stato un riferimento in questo mondo. La mostra sarà visitabile fino al 3 giugno e un giro alla Triennale ci sta sempre bene. Approfittatene.

C'era anche Eugenio Finardi

C’era anche Eugenio Finardievento

Jimi Hendrix

Con Jimi ci sono cresciuto, imparare a suonare la chitarra (non a caso ho una Fender Stratocaster Panna) è stato un percorso naturale per me approfondire e innamorarmi di come suonava. È stato un innovatore, il primo chitarrista a fare diventare il suo strumento qualcosa che andava oltre le sei corde. Solisti prima di lui ce ne sono stati tanti, ma dopo di lui è stato tutto un altro modo di suonare la chitarra. Io ho sempre pensato, a differenza sua che se ne vergognava, che fosse anche una grande voce. Senza considerare che quello che faceva suonando mentre cantava. Un talento fantastico rubato dalla droga, uno dei tanti motivi per detestarla. E non è vero che era quella che gli permetteva il suo essere virtuoso, ho dei dischi pirata di suoi concerti dove, drogato, non suonava per nulla bene, anzi. Sono stupidi luoghi comuni che la droga permetta migliori prestazioni. Anzi ha offuscato il suo mostruoso talento. Molti lo ricordano per le provocazioni come suonare con i denti o dare fuoco allo strumento. Io invece per avermi fatto amare questo strumento.

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Jimi Hendrix l’Italia degli anni sessanta

Leggendo i titoli dei giornali dell’epoca mi ha fatto molto pensare. “Le ragazze impazziscono per il brutto con la permanente” oppure “Pazze per il mostro” senza dimenticare “Il negro che suona la chitarra con i denti”. Quest’ultima la sdoganerei un po’ il termine “negro” non era prettamente dispregiativo. Si usava comunemente per definire il colore della pelle anche pochi anni fa, ora si preferisce il politicamente corretto “nero” o “di colore”. Il punto è che questi articoli in pieno sessantotto sono davvero lo specchio di quegli anni dove la cultura rock era ancora da venire, pure tra i giornalisti bigotti. A me ha colpito molto, io c’ero già ma avevo solo un anno non ho vissuto che di riflesso quei momenti.

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Info

articolo di www. fabioricci.it

 

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