Renato Caruso racconta Pino Daniele #recensionevip

Renato Caruso foto di Foto Matteo Benatti

Renato Caruso foto di Foto Matteo Benatti

Renato Caruso racconta Pino Daniele

Ho chiesto a Renato Caruso, grande musicista e esperto conoscitore di Pino Daniele di raccontare dal suo punto di vista (chitarristico ma non solo) il grande artista napoletano. Grazie Renato! Con te parte #recensionevip

Come conobbi Pino

(di Renato Caruso)

Non ho mai conosciuto Pino Daniele, sfortunatamente, lo sentivo suonare dal mio prof di chitarra classica, Pietro Aldieri. Ai tempi studiavo privatamente per sostenere gli esami di conservatorio.

Non ero molto attratto all’inizio, anche perché in casa si respirava aria rock/pop come i Rolling Stones e vari gruppi italiani degli anni ’70 che mio padre suonava ogni giorno, da solo e con gli amici, davanti un camino e un po’ di vino. Tra Bach e Dyens il mio prof suonava spesso questi accordi strani (per me ancora erano lontane le settime, le none, ecc.), avevo circa 11 anni. Lui mi fa: “Davvero non ti piace Pino Daniele?”. E io: “Be’, lo conosco di nome ma niente di che!”. Figurati se a casa si ascoltava Pino con quell’aria beatlesiana, rockettara.

Ma poi…

Be’, dopo un po’ di tempo, mi affeziono, perché capisco che Pino Daniele non è un semplice cantautore, ma la mia guida per imparare a suonare la chitarra. Davvero dico, in Italia non puoi suonare la chitarra e non conoscere Pino Daniele piut- tosto che Lucio Battisti. Ogni falò, concerto, jam, c’è sempre un pezzo di Pino. Le sue canzoni non possono esser suonate da tutti perché ci vuole una gran tecnica, in poche parole Pino Daniele non è il giro di Do. Capisco che è arrivata l’ora di tirar fuori gli accordi di tutti i brani di Pino e così per anni, sotto le MC, cuffie e via. Sono felice poiché oggi i miei tutorial sono i più visti su YouTube, ne è valsa la pena. Da allora mi innamorai della bossa nova, genere da lui usato 60 più volte quando imbracciava una chitarra classica. Spesso mi dicono che il mio tocco è suo. Be’, ho avuto un gran maestro.

La sua musica

Non c’è genere che Pino non abbia suonato, avvicinandosi al rap in qualche album, pur sempre rimanendo melodico e dolce. Non è il cantante pop di Io per lei o Dubbi non ho o il chitarrista dei soliti quattro accordi, senza nulla togliere al più semplice e geniale giro di do. Anche negli ultimi anni mo- strava le sue capacità tecniche chitarristiche, Pino era “Alleria”, “Quanno chiove”, “Yes i know my way”, “Napule è”. Brani non certo facili da suonare alla chitarra, anzi, ci vuole una buona dose di passione e ore sullo strumento.

Chitarrista e poeta

Pino era un chitarrista poeta, un poeta della musica che usa- va la chitarra come mezzo di comunicazione (un po’ come Mark Knoplfer). Si passa da un blues, amore primordiale, al funk, e ancora da latino al rock, ecc. ecc. Ogni brano comunica uno stato d’animo, un groove, un’emozione diversa.

Breve Analisi di Quando

Questo brano dovrebbe essere studiato nei conservatori italiani, è un vero e proprio brano di musica classica. Parte con la semplice melodia che accenna la canzone per poi creare un arrangiamento che non ha bisogno di altri strumenti. È tutto fatto. Dalle prime note si (tu), mi (dim), fa# (mi), la (qua), la (do), quan (sol), do (mi), si percepisce la malinconia e la dolcezza di questa poesia musicale. Il brano si sviluppa poi con una serie di accordi che ricordano il jazz, la bossa nova, e tutti gli stili che Pino metteva nei suoi brani. Armonia perfetta, note al posto giusto. Genialità che solo un autodidatta può dimostrare, gli accademici tendono quasi sempre a essere rigidi mentre qui si ha la libertà di volare, di andare oltre. Inizia il ritornello che sembra quasi pop, distaccato totalmente dalla strofa (pura poesia classica), per poi ritornare sulla strofa e così via.

Renato Caruso foto di Foto Matteo Benatti

Renato Caruso foto di Foto Matteo Benatti

 

Info

www.renatocaruso.it

www.instagram.com/rencaruso/

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