“Il concerto ritrovato” di Faber nei Cinema

“Il concerto ritrovato” di Faber nei Cinema

Si chiama “Fabrizio De André e PFM. Il concerto ritrovato”, ed è il docufilm per la regia di Walter Veltroni, che Nexo Digital porta nelle migliori sale il 17, 18 e 19 febbraio 2020. Di seguito la recensione della nostra FCP (sopra la conferenza stampa dell’evento)

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04_Fabrizio De Andre e PFM. Il Concerto Ritrovato_Gino Lazzaroni

Il film

E’ da vedere, perché è un evento unico, un film unico. Per gli appassionati di Fabrizio De Andrè ma anche per chi ci si vuole avvicinare, vuole sapere o capire di più dello storico Tour “De Andrè e PFM” del 1978-79. Da questa esperienza nuova, nata da un’idea tra amici, che vide insieme il cantautore e la rock band, apprezzati, azzardati e anche contestati, è stato realizzato un disco bellissimo (pubblicato nel 1979 e rimasterizzato nel 2007) che raccoglie i brani dei concerti di Bologna e Firenze, ma… il Tour non era mai stato visto in video. E per fortuna che Franz Di Cioccio, con il suo entusiasmo, è andato a cercare Piero Frattari, che aveva girato le immagini all’epoca e le ha conservate per 40 anni e salvate dal macero. Frattari che allora accolse la richiesta di Fabrizio di essere discreto e di non fargli “sentire” la telecamera, e ci riuscì.

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D.Ghezzi_D.Riondino_W.Veltroni_foto©_Franco_Oberto

Walter Veltroni

Grazie a Sony Music e a Nexo Digital, Walter Veltroni firma la regia di questo docufilm che contiene le uniche immagini dello storico Tour. C’è chi lo critica per presupposto, Veltroni. E, sì, i piani sono lunghi, a volte sospesi, ma quasi sempre sinceri e coinvolgenti, così Veltroni riesce a unire le voci e i volti dei testimoni e protagonisti insieme a Fabrizio di quell’esperienza così bella e particolare. Di Dori Ghezzi, sempre splendida ambasciatrice del ricordo di Fabrizio, dei PFM Franz Di Cioccio, Patrick Djivas, Franco Mussida, Flavio Premoli, Lucio “Violino” Fabbri e Roberto Colombo, e poi appunto Piero Frattari, l’occhio di Guido Harari, Antonio Vivaldi che ha conservato la locandina e il biglietto dello storico concerto, e David Riondino, che apriva come supporter i concerti del Tour.  Poi ci porta al Padiglione C della fiera di Genova (prossimo, tra l’altro, alla demolizione), al 3 gennaio 1979, nella telecamera di Frattari di fronte al palco.

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F.Premoli-backstage-Genova_foto©_Franco_Oberto

La voce e le emozioni

Più che emozionante, ritrovare oggi queste voci così ancora calde, stupite, divertite, coinvolgenti. Ma soprattutto emozionante rivedere Faber in mezzo a loro, rilassato (e senza imbarazzo da telecamera) e felice, sereno e divertito, con la PFM attorno sul palco che scalda e si diverte a sua volta con gli arrangiamenti in chiave rock, freschi e creativi, realizzati per l’occasione sugli spartiti di Fabrizio. Franz di Cioccio non è mai inquadrato è come se lo fosse. Bellissime le foto di Guido Harari (dal libro “Fabrizio De Andrè & PFM. Evaporati in una nuvola rock”), Gino Lazzaroni, Ranuccio Bastoni e Brunella Innocenti. Bellissima la grafica dei testi ricreati con la grafia in stampato e obliqua di De Andrè – anche se a tratti, agli inizi dei brani, i testi sembrano “saltellare” un po’ troppo.

L’audio e le canzoni

Il filmato del concerto, opportunamente e finemente restaurato nell’audio da Lorenzo Cazzaniga e Paolo Piccardo, ci svela: Marinella, Andrea, Tito, il Giudice, Giugno ’73, Piero, l’Amico Fragile, Zirichiltaggia, Teresa a Rimini, la Via del Campo, Durango, Bocca di Rosa, Angiolina e il Pescatore. Mancano, rispetto al Disco, “Sally”, “Verranno a chiederti del nostro amore” e “Maria nella bottega del falegname”, espunte dal film perché con immagini di qualità non sufficiente. Peccato, ma il docufilm ne fa senza. Manca dal disco la “Presentazione” divertita della “Situazione”, della “Compagnia di pazzi”, ma davvero sembra di risentirla dalla voce di Fabrizio, che il 18 febbraio 2020 avrebbe compiuto 80 anni. E non è per fare delle manfrine… Andateci!

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A Milano dove?

A Milano: Anteo Palazzo del Cinema, Arcobaleno Multisala, Citylife Anteo, Colosseo, Ducale Multisala, Multisala Plinius, Palestrina, The Space Odeon, UCI CInemas Bicocca e Certosa, UCI Gloria. Solo il 17, 18 e 19 febbraio

[FCP]

Info

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#deandrepfm #concertoritrovato

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Al cinema gli “Impressionisti segreti”

Al cinema gli “Impressionisti segreti”

Da questa sera, lunedì 10 febbraio 2020 e per tre sere a fila, ci sarà la proiezione del documentarioImpressionisti segreti” nei cinema selezionati del circuito Nexo Digital. Una produzione Ballandi, Nexo Digital e Gruppo Arthemisia racconta le opere poco note degli Impressionisti, che sono raccolte in una mostra a Roma. Meno note non per qualità ma perché tutte di collezioni private, quindi solitamente non visibili in eventi o musei. Da stasera fino a mercoledì 12 queste opere che fino all’8 Marzo sono in mostra a Palazzo Bonaparte a Roma. Al cinema sono raccontati, per la regia di Daniele Pini, con la consueta qualità alla quale siamo, piacevolmente, abituati. Un capitolo importante per comprendere ancora meglio un fondamentale movimento, che io amo molto, che ha dato un’impulso alla storia dell’arte davvero epocale.

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Impressionisti segreti

(F.C.P) Segreti, perché mai esposti prima. 55 capolavori degli Impressionisti provenienti da collezioni private, e un nuovo evento straordinario per poterli scoprire, leggere, apprezzare. Impressionisti Segreti è anche un viaggio nella mostra organizzata da Arthemisia a Roma (fino all’8 marzo 2020) nello spazio Generali Valore Cultura di Palazzo Bonaparte, in cui visse Maria Letizia Ramolino, madre di Napoleone, fino a poco tempo fa residenza privata.

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Parigi energetica e stimolante

(F.C.P) Due splendidi appuntamenti per tornare alla scoperta di quegli artisti della Parigi energetica e stimolante che scelsero, rappresentarono e proposero la rottura nei confronti della tradizione, che si appropriarono con orgoglio del nome affibbiato loro in maniera dispregiativa dal critico Leroy, che organizzarono in maniera autonoma la prima esposizione nello studio del fotografo Felix “Nadar” inaugurata il 15 aprile 1874 e sostenuta dal mercante d’arte Paul Durand-Ruel.

Rottura

(F.C.P) Rottura già cominciata dall’antesignano Manet, poi esplosa con gli artisti amici Claude Monet, con gli specchi d’acqua riflettenti, Pierre-Auguste Renoir con i suoi ritratti di donna e i paesaggi, Edgard Degas con le ballerine, Berthe Morisot ed Eva Gonzales, Camille Pissarro con le vedute, i tetti e i contadini, e tra gli altri Paul Gauguin, Armand Guillaumin, Alfred Sisley, Gustave Caillebotte, Paul Cézanne e Federico Zandomeneghi ma anche George Seurat, Henri-Edmond Cross e Paul Signac, tutti accomunati dalla rivoluzione verso la tradizione, da una prospettiva nuova della pittura, del colore, della luce, dall’intenzionalità di dipingere la vita quotidiana così com’è, come mai era stato fatto, di dipingere en plein air. Accomunati ma peculiari nell’espressione artistica del singolo.
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Ruel e la nipote

(F.C.P) La pronipote di Ruel, Claire Durand-Ruel, storica dell’arte esperta di Pissarro, è una della due curatrici della mostra insieme a Marianne Mathieu, direttrice scientifica delle collezioni del Musée Marmottan Monet di Parigi ed esperta di Berthe Morisot. Nel DocuFilm le curatrici guidano lo spettatore alla scoperta del fil rouge della mostra insieme ad Alain Tapié e Sergio Gaddi, esperti e storici dell’arte, alla scrittrice e saggista Melania Mazzucco, al fotografo e regista Fabio Lovino, all’artista Giuliano Giuman e al collezionista Scott Black.

Info

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https://www.mostrepalazzobonaparte.it/impressionisti-segreti

 

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“Io ricordo Piazza Fontana” stasera su @raiuno

“Io ricordo Piazza Fontana” stasera su @raiuno

Questa sera, poi disponibile su Raiplay, andrà in onda su Rai Uno in prima serata “Io ricordo Piazza Fontana”. Un docufiction per la regia di Francesco Miccichè con Giovanna Mezzogiorno sulla strage di Piazza Fontana. Proprio oggi che ricorrono i 50 anni da quella ignobile strage che insanguinò Milano. Con Giovanna, che interpreta la versione adulta di Francesca Dendena mentre la versione giovane la fa Nicole Fornaro, ma soprattutto con i contributi di chi ha vissuti sulla sua pelle questa vicenda. Così oltre agli attori che li impersonano ci sono anche le testimonianza dei parenti delle vittime, uniti per ricordare il grande impegno di Francesca che è stata la bandiera dell’associazione di queste persone. Con loro anche chi ha indagato o chi l’ha raccontata ecco chi ha partecipato: Carlo Arnoldi, Maria Bosio, Pietro Chiesa, Matteo Dendena, Paolo Dendena, Aldo Giannuli, Giampiero Mughini, Guido Salvini, Achille Serra, Paolo Silva, Martino Siciliano, Federico Sinicato, Bruno Vespa e Fortunato Zinni. Brava Rai, è questo che si intende con “servizio pubblico”, queste sono le cose che distinguono. Fare un documentario con la forza di un film senza scadere nella retorica. Sono sicuro che a Francesca Dendena sarebbe piaciuto molto, con la sua dignità e la sua forza che non è venuta mai meno, nemmeno alla fine della sua vita.

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Piazza Fontana: Milano, Lodi e Crespiatica

Questa storia si snoda tra Milano (dove sono nato), Lodi (dove ho vissuto per 28 anni) e Crespiatica (dove sono stato giovane calciatore) tre punti dove la famiglia Dendena ha vissuto.. Insomma mi sono sentito tirato in campo in ogni modo. Piazza Fontana resta per noi milanesi una ferita nel cuore. Della nostra città, nella nostra città a tutti noi, per anni passandoci da bambino avevo sempre paura. I racconti della cronaca e quelli in famiglia, fatti di chi passandoci davanti non mi faceva dimenticare cosa era successo. Dopo 50 anni c’è e non c’è una verità giuridica, perché nessuno ha davvero pagato per questo crimine contro la gente. Quel 12 dicembre 1969, alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, la bomba uccise solo 17 persone ferendone 88. Lasciando nel nostro vissuto uno squarcio difficile da dimenticare. Forse oggi pochi ricordano, ma chi ricorda sa quanto sia importante non dimenticare.

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Giovanna Mezzogiorno ph di Gianmarco Chieregato

Il cast

Giovanna Mezzogiorno Francesca Dendena

Nicole Fornaro Francesca Dendena

Anna Ferruzzo Luigia Dendena

Simone Gandolfo Mauro

Lorenzo Cervasio Bruno Chiesa

Claudia Vismara Giovane vedova

Francesco Siciliano Avv. Federico Sinicato

Anna Maria De Luca Madre Mauro

Alberto Basaluzzo Avvocato Coldiretti

Stefano Fregni Pietro Dendena

Andrea Bonella Giovanni Corbellini

Niccolò Ferrero Paolo Dendena

Pierluigi Misasi Giudice Scuteri

Luigi Ciardo Pietro Chiesa

Lea Gavino Federica Dendena

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Le testimonianze

Nella docufiction sono presenti le testimonianze originali di Bruno Vespa (che ricorda in modo anche “auto-critico” quando, giovane inviato del TG, annunciò l’arresto di Valpreda quale colpevole della strage e più in generale il clima di quei giorni), Giampiero Mughini (che analizza il momento storico), il Prefetto Achille Serra (che per primo intervenne alla Banca Nazionale dell’Agricoltura dopo lo scoppio), il Magistrato Guido Salvini (che ha istituito la ripresa del processo), l’Avvocato Federico Sinicato (vicino ai famigliari delle vittime), lo storico Aldo Giannuli, Fortunato Zinni impiegato della Banca sopravvissuto allo scoppio, l’esponente di Ordine Nuovo Martino Siciliano legato a Freda e Ventura e i famigliari delle vittime del 12 dicembre: Carlo Arnoldi, Pietro Chiesa, Matteo Dendena, Paolo Dendena, Paolo Silva.

Info

https://www.raiplay.it

Viva la Frida al cinema

Viva la Frida al cinema

Si intitola “Frida, viva la vida” ed è il documentario dedicato alla pittrice messicana  Frida Kahlo e presentato al 37° Torino Film Festival – Sezione Festa Mobile e nelle sale italiane solo il 25, 26 e 27 novembre 2019. Quindi da stasera per tre giorni, portato da Nexo Digital che i frequentatori di questa pagina conoscono bene. Il film è girato molto bene e ha immagini davvero spettacolari che riportano il colore della sua terra, il Messico. Tra le voci anche quelle di Asia Argento (sotto un link dove lo racconta), Per la parte pittorica trovate qui sotto un percorso sull’arte e la vita a cura di Francesca Carnevale Pellino.

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Viva la Vida

di Francesca Carnevale Pellino

Il docufilm su Frida Kahlo ci porta attraverso la sua biografia, in un collage di immagini, musiche, liriche, pensieri e colori – la costante – a toccare con mano le sfaccettature della vita – disgraziata e di sofferenza della pittrice, idolo indiscusso di un Messico popolare e profondamente radicato, che si riflette nei colori e nella cultura nell’opera di tutta la sua breve vita.

Frida Kahlo, 1932, fotografia di Guillermo Kahlo (Alamy Archives).jpeg

Nata a Coyocacan nel 1907 (ma amava dire di essere nata nel 1910, anno in cui iniziò rivoluzione messicana), nella “Casa Azul” color cobalto che diventerà il museo più visitato del Messico, dove nasce e morirà, da piccola ebbe come noto una malformazione da spina bifida (per qualcuno, la polio), per poi rimanere vittima martoriata nel bacino, nella colonna vertebrale e a un piede nel terribile incidente dei suoi 18 anni.

Il film in 6 capitoli, narrato da una Asia Argento in grazia, mostra filmati e documenti dell’epoca, arricchiti da preziose interviste, una tra tutte quella alla fotografa messicana Graciela Iturbide che ebbe l’opportunità di fotografare il Bagno di Frida, aperto dopo anni dalla sua morte (per approfondire: da questa esperienza, il volume “El baño de Frida” di Graciela Iturbide – Punctum Edizione Italiana a cura di Marco Delogu).

Bernard Silberstein (1905–1999), United States, Diego Rivera Watching Frida Kahlo Paint a Self Portrait, circa 1940, gelatin silver print, Cincinnati Art Museum� Gift of the Artist, 1986.570, © Edward B. Silberstein.jpeg

La pittura

Frida cominciò a dipingere nel periodo di immobilità e convalescenza dopo l’incidente, grazie a uno speciale cavalletto creato dai genitori. Nella produzione di Frida Kahlo, di 143 dipinti, 55 sono autoritratti: lei stessa disse “Pinto autorretratos porque estoy mucho tiempo sola. Me pinto a mí misma, porque soy a quien mejor conozco”. Non si può staccare, ovviamente, l’opera di Frida dalla sua biografia, dalla sua sofferenza, dai suoi amori infelici, dal rapporto ambivalente e tormentato con il muralista Diego Rivera, sorprendentemente amatore libertino e attivista comunista di 21 anni più vecchio. Anche Frida si è iscritta al partito nel 1928 ed è diventata una convinta attivista.

Il viaggio di Viva la Vida tocca diverse opere fondanti dell’arte di Frida

La pittrice ritrae se stessa e il marito nel 1931 nell’autoritratto Frida e Diego Rivera, dedicato a Albert Bender che li aveva fatti entrare negli Stati Uniti nonostante il chiaro orientamento comunista di Rivera: Frida è piuttosto acerba rispetto allo stile che conosciamo, ma ironica, con i tratti già definiti per quanto influenzati dallo stile naïf di pittori dell’epoca come Jose Maria Estrada, che certamente influenzò anche lo stesso Rivera.

Nell’autoritratto di coppia, Frida moglie adorante del colossale marito, Frida mani e piedi piccoli legata al suo Maestro, colui di cui ha detto nel quindicesimo anniversario di matrimonio “Perché lo chiamo il mio Diego? Non è mai stato e non sarà mai mio. Diego appartiene a se stesso”.

Henry Ford hospital

Henry Ford hospital è del 1932, è un dipinto intimo, che segue uno dei tre aborti che il corpo martoriato e non adatto alla gravidanza di Frida deve subire: Frida dipinge un corpo quasi spezzato, sullo sfondo la Skyline di Detroit, sei oggetti collegati da fili rossi tra cui il feto maschio abortito, l’orchidea, il bacino rotto nell’incidente del 18 anni, la lumaca (probabilmente simbolo della lentezza dell’operazione, ma anche del concepimento nella cultura india). Il primo dipinto su foglio di metallo, incoraggiata da Rivera a dipingere i momenti importanti della sua vita. Sempre del 1932, infatti, è My Birth, in cui Frida dipinge la propria nascita nel ricordo della morte della madre.

La mia balia ed io

La mia balia ed io è del 1937. Costante della pittura di Frida resta l’iconografia dell’arte popolare messicana. In questo dipinto l’autrice rappresenta la balia che l’aveva allattata (poiché che la sorella Cristina era nata soltanto undici mesi dopo di lei) coperta da una maschera funeraria precolombiana. La bimba e la donna sono distanti, evidentemente non si amano, non c’è contatto affettivo tra le due. La balia sembra roccia, Frida è un’adulta con corpo da bimba, il seno un intrico quasi arboreo, la vegetazione lussureggia intorno.

Diego e ancora Diego

Altra costante della vita di Frida è la relazione con Diego, fatta di alti e bassi forti, di tradimenti reciproci, di una casa fatta di due costruzioni nella quale vivono e lavorano separati.

Frida è a sua volta fluida, impegnata in diverse relazioni, che incrociano talora le amicizie talora l’impegno politico della famiglia Rivera. In particolare, frequenta Nickolas Muray, fotografo ungherese, che più volte la ritrae nell’ambito della loro lunga e altalenante relazione (1931-1941), restando amici fino alla morte di lei, e oltre ad Andre Breton e Trockij – ospiti, amici di Diego, amanti di Frida – anche Tina Modotti (Udine 1896-Messico 1942), con la quale amicizia e politica si incroceranno fino alla rottura.

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Sdoppiamento

Le due Frida è del 1939 – subito dopo il divorzio da Rivera – del quale ha scoperto la relazione con la propria sorella Cristina – che dopo solo un anno da separati poi risposerà.

Frida, che mostra una propria netta strada artistica, rivela una doppia identità: la Frida europea in bianco, l’abito moderno, la Frida americana nel tradizionale costume Tehuana, collegate dal “filo” di Diego che unisce i suoi due cuori: Frida non è felice, subisce i tradimenti del marito che si affiancano al dolore fisico che la tormenta per tutta la vita, soffre per la fine della relazione. Con le forbici recide il filo rosso che parte da Diego – ritratto nel piccolo medaglione – e collega i due cuori – perfettamente rappresentati dal punto di vista anatomico – e le sue due personalità. Il cielo oscuro e tempestoso riflette ancora più il suo tormento.

Autoritratto con collana di spine e colibrì

Anche Autoritratto con collana di spine e colibrì del 1940 vede Frida frontale, magnetica, solenne, in parallelo con Cristo con una collana invece di una corona di spine, martire del dolore e della sofferenza del cuore, il colibrì morto a simboleggiare del divorzio – ma che ricalca anche nella linea le iconiche sopracciglia di Frida – gatto nero e scimmia ragno – simboli di sfortuna e demonio.

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La colonna rotta

Ne La colonna rotta (1944) ci presenta tutta la sua sofferenza fisica, l’angoscia, l’orrore del dolore, i chiodi sul viso e su tutto il corpo, lo squarcio sul torso. Sullo sfondo la terra a sua volta squarciata. La colonna dorica rotta al posto della spina dorsale. Frida bella e forte nel suo corsetto, ma piange e sembra sfidare chi la guarda ad affrontare il suo stato. I colori sono netti.

Il cervo ferito

Il cervo ferito, o il cerbiatto del 1946. Nove frecce, stavolta il dolore fisico della nuova operazione. Sullo sfondo la foresta di alberi morti e fronde strappate, la paura, la disperazione. Il cielo e il mare forse chiari di speranza, cui il povero cervo tormentato dalle frecce e sanguinante con il volto di Frida e le imponenti corna non arriverà. Subito dopo l’operazione alla colonna, Frida torna da NewYork in Messico, ma è sofferente e depressa mentre sperava in una risoluzione.

Sotto le zampe, accanto al suo nome, Frida scrive “Carma”: il suo destino.

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Viva la Vida

Il film prende il titolo da Viva la Vida, del 1954, dipinto 8 giorni prima di morire. Frida, ormai distrutta e con una gamba amputata, scrive la frase che da il titolo al quadro e riesce a colorare del rosso sangue delle angurie gli ultimi momenti di una vita di sofferenze e speranza, della capacità di trasformare il dolore in arte: un vero tributo alla vita.

Info

online exibition https://artsandculture.google.com/exhibit/frida-kahlo-¡viva-la-vida/BwJSiccgMhf8LA

Intervista ad Asia Argento: https://we.tl/t-z3r3GusRn0

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“Pavarotti” di Ron Howard al Cinema

Pavarotti_manifesto_100x140[2].jpeg“Pavarotti” di Ron Howard al Cinema

Per soli tre giorni Nexo Digital porta al cinema il documentario che Ron Howard ha diretto raccontanto Luciano Pavarotti. Sarà nelle sale selezionate il 28, 29 e 30 ottobre 2019 e trovate il loro elenco sul sito della società di produzione. Prendi un grande regista e fagli raccontare un immenso artista cosa poteva uscire?

Pavarotti

Il film sul nostro Luciano è stato realizzato con moltissimo materiale fin ora inedito del tenore. Ron Howard racconta l’uomo attraverso i suoi successi, un uomo che come artista ha saputo portare ovunque la lirica in anni bui. Facendo conoscere questa nobile arte in ambiti lontani dai loggionisti, schiavi della puzza (la loro) sotto il naso. Una voce indimenticabile e inconfondibile, un timbro che una volta stampato resta indelebile per sempre. Il suo essere star capace di stare in trattoria come davanti al mondo nella stessa disinvolta maniera.

Luciano Pavarotti

Luciano Pavarotti

Chi si ringrazia

Dai creatori del blockbuster mondiale The Beatles: Eight Days a Week, PAVAROTTI di Ron Howard è prodotto da Polygram Entertainment, Imagine Entertainment e White Horse Pictures con Diamond Docs e in collaborazione con TIMVISION e WILDSIDE. I produttori esecutivi italiani sono Lorenzo Gangarossa, Mario Gianani e Lorenzo Mieli. Il documentario sarà nei cinema italiani solo per tre giorni, il 28, 29 e 30 ottobre, distribuito da Nexo Digital in collaborazione con i media partner RTL 102.5, Classica HD, Mymovies.it, Rockol.it, Onstage.

Tre cd per un bel regalo di Natale

In occasione dell’uscita del film, saranno disponibili dal 7 giugno pubblicati da Decca il nuovo Greatest Hits di Big Luciano che raccoglie i grandi successi dell’artista, 3 CD con 67 brani per oltre 3 ore e mezzo di musica, la colonna sonora originale del film che, oltre a raccogliere i grandi successi di Pavarotti, contiene due inediti: Miserere con Zucchero e Andrea Bocelli e l’Ave Maria di Schubert con Bono.

Happy Days il Musical al Teatro della Luna #storiadisaleprove #intevistemilanesi

Happy Days il Musical al Teatro della Luna

Da stasera, 28 settembre 2019, sarà in scena a Milano presso il Teatro della Luna di Assago, “Happy Days – Il Musical” a cura della compagnia milanese de I Saltafoss. Sono 45 anni da quando andò in onda la serie televisiva, per l’ABC, che ci ha accompagnato tutti nella nostra adolescenza. Ora riproposto in chiave musical da questo cast di giovani talenti. La Compagnia I Saltafoss, reduce da sedici anni di successi, porterà in scena il 28 settembre al Teatro della Luna su licenza ufficiale Samuel French, Happy Days il Musical, con canzoni in italiano cantate dal vivo, la regia di Adriano Tallarini, le coreografie di Martina Massa e la direzione musicale di Laura Amodeo.

#storiedisaleprove

Mi hanno parlato così bene della compagnia e del talento di questi giovani, tutti belli tutti bravi, che compongono la quasi totalità della compagnia, che ho deciso di andare un po’ oltre la classica intervista e produrre un documentario che li racconti durante le prove. Così nel video li potete conoscere meglio e avere una piccola anteprima di parte delle prove. Molta attenzione alla parte musicale, i pezzi sono tutti polifonici quindi complessi. Considerando che non stanno mai fermi un attimo c’è molta bravura.

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Il cast

Regia: Adriano Tallarini

Coreografie: Martina Massa

Direzione Musicale: Laura Amodeo

Traduzione Testi: Michele Renzullo

Liriche italiane: Franco Travaglio

Davide Procopio: Fonzie

Erikae Izaguirre: Pinky Tuscadero

Massimo Vinci: Howard Cunningham

Mariateresa Bongiovanni: Marion Cunningham

Simone Muciaccia: Richie Cunningham

Laura Penatti: Joaniecunningham

Dario Caldini: Potsie Weber

Matteo Magnaghi: Ralph Malph

Ivanfortarezza: Chachi Arcola

Denise Bennardo: Lori Beth

Giuseppe di Lorenzo: Alfred Del Vecchio

Luca Ferro: Conte Malachi

Stefano Gamo: Rocco Malachi

info

www.saltafoss.org

Facebook: @saltafossmilano

Instagram: @compagniateatralesaltafoss

http://www.teatrodellaluna.com/it/musical/eve/308-happy-days/

La interviste, video e regia di www.fabioricci.it

“Van Gogh Tra il grano e il cielo” nei cinema

“Van Gogh Tra il grano e il cielo” nei cinema

Per sole tre serate, il 9/10/11 aprile 2018, ed in anteprima per l‘Italia verrà proiettato “Van Gogh Tra il grano e il cielo” in documentario dedicato alle opere del grande pittore olandese. Successivamente sarà proiettato anche in altri 50 paesi al mondo, se ve lo perderete non potete fare altro che sperare che Sky Arte Hd lo metta presto in rotazione. Le tele, i luoghi e le storie che hanno caratterizzato la vita di questo artista straordinario.

Le riprese con Valeria Bruni Tedeschi

Le riprese con Valeria Bruni Tedeschi

Il film

I documentari di oggi, soprattutto queste operazioni che poi Nexo Digital porta nei cinema, sono veri propri film. Non c’è solo la divulgazione, necessaria a definirli documentari, ma ormai il livello è altissimo, siamo al grande cinema. Narratori, in questo caso la sempre affascinante Valeria Bruni Tedeschi, che raccontano in monologhi emotivamente coinvolgenti la storia degli artisti. Musiche e riprese incredibili, ma quando riusciremmo mai a vedere un dipinto di Van Gohg, in questo caso, enorme e ad una distanza da notare ogni singolo micro particolare della pennellata? Non vi nascondo che è stato a tratti, soprattutto nel finale, anche molto commovente. Capolavoro!

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Protagonisti

I protagonisti sono, oltre alle tele e alla tormentata storia del genio olandese, gli esperti. Dopo la non meno intensa storia di “Loving Vincent” si è tornati, grazie alla mostra italiana curata da Marco Goldin (aperta sino all’8 aprile nella Basilica Palladiana di Vicenza) con questo bel lavoro sull’artista olandese. L’eredita di Van Gogh deve tantissimo alla cura che ne ha avuto la sua più grande fan, definirla collezionista è riduttivo, che fu Helene Kröller-Müller (1869-1939). Arrivò ad acquistare 300 tra dipinti e disegni. Come ho qui sopra detto c’è anche Valeria Bruni Tedeschi, che ne racconta le vicende ripresa nella suggestiva chiesa di Auvers-sur-Oise (dove il pittore morì). Il film è diretto da Giovanni Piscaglia, scritto da Matteo Moneta con la colonna sonora di Remo Anzovino (bravo bravo bravo!).

Info

www.nexodigital.it (per l’elenco delle sale e le informazioni)

https://www.comune.vicenza.it/vicenza/eventi/evento.php/173764