Viva la Frida al cinema

Viva la Frida al cinema

Si intitola “Frida, viva la vida” ed è il documentario dedicato alla pittrice messicana  Frida Kahlo e presentato al 37° Torino Film Festival – Sezione Festa Mobile e nelle sale italiane solo il 25, 26 e 27 novembre 2019. Quindi da stasera per tre giorni, portato da Nexo Digital che i frequentatori di questa pagina conoscono bene. Il film è girato molto bene e ha immagini davvero spettacolari che riportano il colore della sua terra, il Messico. Tra le voci anche quelle di Asia Argento (sotto un link dove lo racconta), Per la parte pittorica trovate qui sotto un percorso sull’arte e la vita a cura di Francesca Carnevale Pellino.

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Viva la Vida

di Francesca Carnevale Pellino

Il docufilm su Frida Kahlo ci porta attraverso la sua biografia, in un collage di immagini, musiche, liriche, pensieri e colori – la costante – a toccare con mano le sfaccettature della vita – disgraziata e di sofferenza della pittrice, idolo indiscusso di un Messico popolare e profondamente radicato, che si riflette nei colori e nella cultura nell’opera di tutta la sua breve vita.

Frida Kahlo, 1932, fotografia di Guillermo Kahlo (Alamy Archives).jpeg

Nata a Coyocacan nel 1907 (ma amava dire di essere nata nel 1910, anno in cui iniziò rivoluzione messicana), nella “Casa Azul” color cobalto che diventerà il museo più visitato del Messico, dove nasce e morirà, da piccola ebbe come noto una malformazione da spina bifida (per qualcuno, la polio), per poi rimanere vittima martoriata nel bacino, nella colonna vertebrale e a un piede nel terribile incidente dei suoi 18 anni.

Il film in 6 capitoli, narrato da una Asia Argento in grazia, mostra filmati e documenti dell’epoca, arricchiti da preziose interviste, una tra tutte quella alla fotografa messicana Graciela Iturbide che ebbe l’opportunità di fotografare il Bagno di Frida, aperto dopo anni dalla sua morte (per approfondire: da questa esperienza, il volume “El baño de Frida” di Graciela Iturbide – Punctum Edizione Italiana a cura di Marco Delogu).

Bernard Silberstein (1905–1999), United States, Diego Rivera Watching Frida Kahlo Paint a Self Portrait, circa 1940, gelatin silver print, Cincinnati Art Museum� Gift of the Artist, 1986.570, © Edward B. Silberstein.jpeg

La pittura

Frida cominciò a dipingere nel periodo di immobilità e convalescenza dopo l’incidente, grazie a uno speciale cavalletto creato dai genitori. Nella produzione di Frida Kahlo, di 143 dipinti, 55 sono autoritratti: lei stessa disse “Pinto autorretratos porque estoy mucho tiempo sola. Me pinto a mí misma, porque soy a quien mejor conozco”. Non si può staccare, ovviamente, l’opera di Frida dalla sua biografia, dalla sua sofferenza, dai suoi amori infelici, dal rapporto ambivalente e tormentato con il muralista Diego Rivera, sorprendentemente amatore libertino e attivista comunista di 21 anni più vecchio. Anche Frida si è iscritta al partito nel 1928 ed è diventata una convinta attivista.

Il viaggio di Viva la Vida tocca diverse opere fondanti dell’arte di Frida

La pittrice ritrae se stessa e il marito nel 1931 nell’autoritratto Frida e Diego Rivera, dedicato a Albert Bender che li aveva fatti entrare negli Stati Uniti nonostante il chiaro orientamento comunista di Rivera: Frida è piuttosto acerba rispetto allo stile che conosciamo, ma ironica, con i tratti già definiti per quanto influenzati dallo stile naïf di pittori dell’epoca come Jose Maria Estrada, che certamente influenzò anche lo stesso Rivera.

Nell’autoritratto di coppia, Frida moglie adorante del colossale marito, Frida mani e piedi piccoli legata al suo Maestro, colui di cui ha detto nel quindicesimo anniversario di matrimonio “Perché lo chiamo il mio Diego? Non è mai stato e non sarà mai mio. Diego appartiene a se stesso”.

Henry Ford hospital

Henry Ford hospital è del 1932, è un dipinto intimo, che segue uno dei tre aborti che il corpo martoriato e non adatto alla gravidanza di Frida deve subire: Frida dipinge un corpo quasi spezzato, sullo sfondo la Skyline di Detroit, sei oggetti collegati da fili rossi tra cui il feto maschio abortito, l’orchidea, il bacino rotto nell’incidente del 18 anni, la lumaca (probabilmente simbolo della lentezza dell’operazione, ma anche del concepimento nella cultura india). Il primo dipinto su foglio di metallo, incoraggiata da Rivera a dipingere i momenti importanti della sua vita. Sempre del 1932, infatti, è My Birth, in cui Frida dipinge la propria nascita nel ricordo della morte della madre.

La mia balia ed io

La mia balia ed io è del 1937. Costante della pittura di Frida resta l’iconografia dell’arte popolare messicana. In questo dipinto l’autrice rappresenta la balia che l’aveva allattata (poiché che la sorella Cristina era nata soltanto undici mesi dopo di lei) coperta da una maschera funeraria precolombiana. La bimba e la donna sono distanti, evidentemente non si amano, non c’è contatto affettivo tra le due. La balia sembra roccia, Frida è un’adulta con corpo da bimba, il seno un intrico quasi arboreo, la vegetazione lussureggia intorno.

Diego e ancora Diego

Altra costante della vita di Frida è la relazione con Diego, fatta di alti e bassi forti, di tradimenti reciproci, di una casa fatta di due costruzioni nella quale vivono e lavorano separati.

Frida è a sua volta fluida, impegnata in diverse relazioni, che incrociano talora le amicizie talora l’impegno politico della famiglia Rivera. In particolare, frequenta Nickolas Muray, fotografo ungherese, che più volte la ritrae nell’ambito della loro lunga e altalenante relazione (1931-1941), restando amici fino alla morte di lei, e oltre ad Andre Breton e Trockij – ospiti, amici di Diego, amanti di Frida – anche Tina Modotti (Udine 1896-Messico 1942), con la quale amicizia e politica si incroceranno fino alla rottura.

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Sdoppiamento

Le due Frida è del 1939 – subito dopo il divorzio da Rivera – del quale ha scoperto la relazione con la propria sorella Cristina – che dopo solo un anno da separati poi risposerà.

Frida, che mostra una propria netta strada artistica, rivela una doppia identità: la Frida europea in bianco, l’abito moderno, la Frida americana nel tradizionale costume Tehuana, collegate dal “filo” di Diego che unisce i suoi due cuori: Frida non è felice, subisce i tradimenti del marito che si affiancano al dolore fisico che la tormenta per tutta la vita, soffre per la fine della relazione. Con le forbici recide il filo rosso che parte da Diego – ritratto nel piccolo medaglione – e collega i due cuori – perfettamente rappresentati dal punto di vista anatomico – e le sue due personalità. Il cielo oscuro e tempestoso riflette ancora più il suo tormento.

Autoritratto con collana di spine e colibrì

Anche Autoritratto con collana di spine e colibrì del 1940 vede Frida frontale, magnetica, solenne, in parallelo con Cristo con una collana invece di una corona di spine, martire del dolore e della sofferenza del cuore, il colibrì morto a simboleggiare del divorzio – ma che ricalca anche nella linea le iconiche sopracciglia di Frida – gatto nero e scimmia ragno – simboli di sfortuna e demonio.

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La colonna rotta

Ne La colonna rotta (1944) ci presenta tutta la sua sofferenza fisica, l’angoscia, l’orrore del dolore, i chiodi sul viso e su tutto il corpo, lo squarcio sul torso. Sullo sfondo la terra a sua volta squarciata. La colonna dorica rotta al posto della spina dorsale. Frida bella e forte nel suo corsetto, ma piange e sembra sfidare chi la guarda ad affrontare il suo stato. I colori sono netti.

Il cervo ferito

Il cervo ferito, o il cerbiatto del 1946. Nove frecce, stavolta il dolore fisico della nuova operazione. Sullo sfondo la foresta di alberi morti e fronde strappate, la paura, la disperazione. Il cielo e il mare forse chiari di speranza, cui il povero cervo tormentato dalle frecce e sanguinante con il volto di Frida e le imponenti corna non arriverà. Subito dopo l’operazione alla colonna, Frida torna da NewYork in Messico, ma è sofferente e depressa mentre sperava in una risoluzione.

Sotto le zampe, accanto al suo nome, Frida scrive “Carma”: il suo destino.

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Viva la Vida

Il film prende il titolo da Viva la Vida, del 1954, dipinto 8 giorni prima di morire. Frida, ormai distrutta e con una gamba amputata, scrive la frase che da il titolo al quadro e riesce a colorare del rosso sangue delle angurie gli ultimi momenti di una vita di sofferenze e speranza, della capacità di trasformare il dolore in arte: un vero tributo alla vita.

Info

online exibition https://artsandculture.google.com/exhibit/frida-kahlo-¡viva-la-vida/BwJSiccgMhf8LA

Intervista ad Asia Argento: https://we.tl/t-z3r3GusRn0

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La “Favola” di Filippo Timi al cinema

La “Favola” di Filippo Timi al cinema

Filippo Timi ha presentato il suo “Favola” tratto dal suo stesso spettacolo Teatrale. Il film, per la regia di Sebastian Mauri, ha per protagonisti oltre che lo stesso Timi, anche gli strepitosi: Lucia Mascino, Luca Santagostino, Sergio Albelli e Piera Degli Esposti. I primi due mattatori dello stesso spettacolo teatrale di fianco al Filippo Timi Show. Il film sarà nei cinema solo il 25, 26, 27 giugno 2018 (elenco sale su www.nexodigital.it), quindi non tergiversate. Attori strepitosi si capisce che sono affiatati dalle repliche teatrali, nulla da dire, strepitosi.

La storia

Ve la racconto e non ve la racconto (nella conferenza stampa sopra non ci sono spoiler in quella sotto si) perché è davvero bella se la si guarda senza sapere nulla. Ma soprattutto ho giurato da piccolo agli Dei del cinema che mai mi sarei macchiato di questa grave colpa. Che siate maledetti e vi salti il video ogni 5 minuti voi che lo fate! Comunque, gira tutto intorno a Fairytail una casalinga degli anni 50 e la sua emancipazione.

Il film

Dite la verità cosa vi siete fumati? Ambientazione onirica anni 50, ma dirò di più un museo del vintage, pezzi pronti a commuovere ogni designer di cultura. Pensavo al mio amico Gianluca Sgalippa, secondo me avrebbe pianto tutto il film ad ogni pezzo esibito. I responsabili di questa meraviglia sono stati per la scenografia Dimitri Capuanie e per l’arredamento Alessia Anfuso. Poi i costumi di Fabio Zambernardi strepitosi, però mi dicono sia un genio riconosciuto, nel senso che non serve lo dica io. Ma sappiatelo. Il film è delirante, nel vero senso del termine e altamente esilarante. Oscar come miglior attore non protagonista per Lady, il cane, che con la sua espressività nobilità più di una scena. Il montaggio e la regia sono molto particolari, a volte senza badare alla grammatica del buon regista con qualche salto e soprattutto l’uso di tagli artistici. Può piacere o no, ma l’atmosfera e l’idea del film in effetti sono confermate da questo tipo di regia.

Morale

La morale, quella del film, è che si debba essere felici, il messaggio a me pare molto chiaro e come abbiamo un po’ tutti convenuto sembrava fatto ieri e non mesi fa, per l’attualità di certi discorso. Essere felici costruendo famiglie e rapporti felici, per come la felicità la intendiamo noi. È un film di libertà e liberazione. Di gioia e di emancipazione da ogni inutile luogo comune che la storia ha sempre sbeffeggiato. Io quasi torno a vederlo! Sono solo tre giorni fatelo. ATTENZIONE: si pensa molto durante e dopo la visione.

Info

Al cinema solo il 25, 26 e 27 giugno come evento speciale distribuito da Nexo Digital

recensione di www.fabioricci.it

attenzione la conferenza intera qui sotto contiene Spoiler

“Caravaggio l’anima e il sangue” nei cinema per tre sere #CaravaggioFilm

“Caravaggio l’anima e il sangue” nei cinema per tre sere #CaravaggioFilm

Arriverà in molti cinema il film documentario sulla vita e le opere di Michelangelo Merisi da Caravaggio. Portato nella sale dal trio Sky, Magnitudo Film e Nexo Digital racconta, anche in prima persona con la voce di Manuel Agnelli, la storia del pittore lombardo. Sarà il 19,20 e 21 Febbraio 2018 in 340 sale girato in 8k e si vede. Comunque portare queste opere d’arte al cinema è davvero una meraviglia. Particolari che nemmeno dal vivo si potrebbero vedere. Soprattutto c’è la totalità delle opere dell’artista, cosa che costerebbe parecchi viaggi. Il titolo è: “Caravaggio l’anima e il sangue”

Prima sorpresa

La prima sorpresa arriva dall’Archivio Storico Diocesano di Milano, dove è emerso il Certificato di battesimo di Caravaggio. Sorpresa delle sorprese, si è scoperto che in realtà l’artista era nato a Milano. Successivamente si era trasferito nel paese dei nonni, Caravaggio appunto, che aveva scelto come suo nome d’arte.

I tormenti del film

Ad emergere sono i tormenti dell’uomo. Tormenti che sia dalle sue parole e dalle sue opere arrivano stridendo con i suoi atti nei processi. Figli del pessimo carattere dell’immenso artista. Nel documentario ci sono molte parti teatrali, con una ricerca dell’immagine che rende davvero merito all’oggetto del video, davvero molto utili a ricreare le atmosfere tormentate. Un linguaggio che non banalizza l’opera, anzi la nobilita. Così come ben interpreta i pensieri del pittore il neo Re Mida di Sky, Agnelli. Manuel mi sembrava un po’ un azzardo per la sua dizione tutt’altro che perfetta, ma soprattutto resta un cantante e non un attore. Invece si è calato nel personaggio con una interpretazione davvero interessante. Bravo.

Gli esperti e chi ci ha lavorato

Ne “Caravaggio l’anima e il sangue” parlano anche gli esperti. Si tratta del Prof. Claudio Strinati, storico dell’arte ed esperto di Caravaggio, e con la partecipazione della Prof.ssa Mina Gregori (Presidente della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi) e della Dott.ssa Rossella Vodret (curatrice della mostra ‘Dentro Caravaggio’ a Palazzo Reale di Milano). Strinati soprattutto è un piacere per profondità e di una simpatia rara. La regia è affidata a Jesus Garces Lambert, mentre 
Emanuele Marigliano interpreta i moti d’animo di Caravaggio.

Info

www.nexodigital.it (dove potete trovare un elenco della sale)

#CaravaggioFilm

Con Made in Italy @ligabue torna al cinema

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Con Made in Italy Ligabue torna al cinema

Con Made in Italy Ligabue torna al cinema, con un nuovo film. Il suo terzo dopo “Radiofreccia” e “Da Zero a Dieci”. Torna anche Stefano Accorsi, che con Radiofreccia si consacrò, al ruolo di protagonista. Vicino a lui: Kasia Smutniak, Fausto Maria Sciarappa, Walter Leonardi, Filippo Dini, Alessia Giuliani, Gianluca Gobbi, Tobia de Angelis. Il film è prodotto da Domenico Procacci e sarà nelle sale il 25 di gennaio.

No spoiler, la storia e qualche considerazione

Tranquilli non vi racconterò nulla della storia, nel senso nessuno spoiler. Ma magari un po’ ne parliamo. “Made in Italy” è l’emblematico titolo. La storia è ambientata nella provincia italiana, ovviamente nel reggiano. Racconta di Accorsi come potrebbe essere un qualsiasi italiano oggi. Una casa di famiglia (“buttata in piedi dal nonno, ampliata dal padre…”) una bella moglie, due lavori tutto sommato dignitosi (1.200 euro al mese fissi in busta paga, anche subito). Una grande cerchia di amici, che devo essere sincero invidio un po’, di gente cresciuta insieme. Che si perdona anche le cose peggiori, pagando anche i danni. Ma il contrasto con la società, con un altro livello di vita è netto. Non è il datore di lavoro, che tutto sommato resta un essere umano appena “sopra”. Non è con la polizia che fa il suo mestiere. Ma forse è con chi racconta le cose come gli fa comodo, non come sono. Come gli fa comodo per un punto in più di share. La storia avrebbe avuto forse bisogno di una mini serie perché si risolve un po’ velocemente, forse avrei sviscerato ancora meglio. Avrei dato più tempo alla digestione di certi fatti. L’epilogo non è amaro come i film precedenti. Ma un Happy Ending non lo definirei, perché lascia tante domande. Credo che Luciano, più che delle risposte, puntasse a quello: a fare domande.

Il film è girato bene

Il film è anche una chiara dichiarazione d’amore per la nostra Italia, è girato molto bene. C’è sempre la ricerca di una narrazione visuale meno scontata. A me piace molto la ricerca di inquadrature non banali e anche qualche idea per uscire dalla monotona grammatica del film da grande schermo italiano di questi ultimi anni. Ci ho dovuto pensare qualche ora per capire se mi è piaciuto o meno, la risposta è affermativa. Mi ha fatto molto pensare.

Info

@ligabue

“The art Land” alla Fabbrica del Vapore

 

Presso la Fabbrica del Vapore di Milano, per tutto il giorno fino a questa sera post aperitivo, “The Art Land, la terra dell’arte” si presenta a Milano. Questo progetto è l’unione di 5 associazioni che operano da anni nel tessuto culturale e sociale della nostra città e si tratta di: Isolamusicaingioco, AceA Onlus, Art Too, Famiglia Margini e Lyra Teatro.

Conosciamoli

Conosciamoli da vicino, tre di loro, nel video qui sopra nell’intervista realizzata da Fabio Ricci per Eventi Milanesi. Ma soprattutto se leggete oggi (sabato 30 settembre) correte a vedere gli eventi che accompagneranno la giornata. Da qui intanto vi daremo notizie dei vari eventi, ma una oggi visita vale la pena

Cos’è questo centro?

Oltre ad ospitare le 5 associazioni nelle loro iniziative il centro, affidato dal Comune di Milano, sarà uno spazio polifunzionale dove non solo intrattenere e ricreare ma soprattutto aiutare a formare una sensibilità artistica che ci aiuti a ritrovare la via del bello. Grandi protagonisti saranno i bambini con tante iniziative dedicate a loro (tra cui un’orchestra di quartiere) ma certo non saranno gli unici. Un grande in bocca al lupo perché ci sembra proprio una bella iniziativa

Info:

Isolamusicaingioco – http://www.musicaingioco.com

AceA Onlus – http://www.aceaonlus.net

Art – Too – http://www.art-too.com

Famiglia Margini – http://www.famiigliamargini.com

Lyra Teatro – http://www.lyrateatro.it

“Chi m’ha visto”

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Chi m’ha visto” è il film per la regia di Alessandro Pondi con Pierfrancesco Favino e Giuseppe Fiorello. Con loro Mariela Garriga, Dino Abbrescia e la fantastica Sabrina Impacciatore sempre grande in queste parti macchiettistiche, insostituibile.

Di cosa parla

Il film, in uscita il 28 settembre 2017, racconta la storia di Martino Piccione, chitarrista super talentuoso ma relegato sempre lontano dai riflettori. Il musicista (Fiorello) decide di sparire per farsi notare aiutato dall’amico Peppino (Favino). Il tutto ambientato in un paese della puglia. I due protagonisti comunque strepitosi. Il film in fondo si regge sulla loro bravura a centrare i personaggi. Non era così facile.

Parodistico

Il film ha un effetto parodia, un siciliano e un romano che parlano in dialetto pugliese non può che accentuarne i tomi. Ma sono davvero fantastici, si tende a pensare che sia un film comico, si ride tanto. Invece la sottotraccia è tutt’altro che comica. Il poco rispetto per arte e artisti, il nulla della tv spazzatura. Il sentirsi accettati solo se ti riconoscono e per essere persone di valore. Il successo come moneta di scambio per la felicità.

Come finisce

Non ve lo dico, non è una di quelle recensioni stronze che alla fine tac! E vi tolgono il gusto. Vi dico solo che è un bel film. Location bellissima che da sola racconta delle storie. Film divertentissimo ma che fa riflettere e una scoppoletta ce l’assesta. Ah, quasi dimenticavo, ci sono un numero impressionante di cameo dei grandi artisti italiani: torna Martino!

Van Gogh per tre giorni al cinema

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Torna nei cinema, dopo il successo di “Van Gogh Alive – The Experience”, un film dedicato a grande pittore olandese. “Loving Vincet” sarà nelle migliori sale italiane ad ottobre il 17,17 e il 18. Opera che ha vinto il Premio del Pubblico al Festival d’Annecy, tra l’altro.

Di cosa si tratta

Scritto e diretto da Dorota Kobiela & Hugh Welchman, Loving Vincent è infatti il primo lungometraggio interamente dipinto su tela, nel senso che è nato elaborando i quadri dipinti del pittore.

Arte al cinema

Nexo nel contempo ha annunciato altri titoli, che possono anche essere richiesti per le scuole organizzando visioni al mattino (contattandoli) e sono:

25, 26, 27 settembre Hokusai dal British Museum

16, 17, 18 ottobre Loving Vincent

7, 8 novembre Bosch. Il giardino dei sogni

27, 28 e 29 novembre Canaletto a Venezia

12 e 13 dicembre Julian Schnabel. A Private Portrait

Prenotazioni

Per le prenotazioni su necessario scrivere direttamente progetto.scuole@nexodigital.it o chiamarli al tel 02 805 1633

Info

http://www.nexodigital.it