Il buio e la Musica

A Coffee with Monia

Il buio e la Musica

di monia@italymail.com

Stare al buio e ascoltare i miei vinili, stando sul letto della mia camera, equivale per me ad un viaggio fantastico nella memoria. Memoria di quello che ero, memoria di cose che non sono riuscita a vivere in prima persona. È anche un viaggio come lo intendevano nel 68 i figli dei fiori. Al di fuori del tempo e dello spazio. È avventurarmi in posti dove le cose, le persone, i fatti che mi mancano possono diventare reali. Un posto dove sono, ad esempio, mamma. Dove David Bowie e Freddie Mercury sono ancora vivi. Dove mio padre sta ancora bene e si incazza con me come quando ero ragazza. Dove la fatica, lo smarrimento, la nausea, la solitudine non esistono. La solitudine di dentro, quella specie di buco nero che ti prende lo stomaco. E quindi, quando sto cosi, come in questi giorni, la musica mi salva.

Ascolto

E ascolto, a seconda del bisogno che ho, David Bowie, i Queen, o, come in questo momento, mentre sto scrivendo, un vinile di Peter Frampton. Nowhere’s too far for my Baby. Nessun posto è troppo lontano per il mio amore. Una canzone che, ad una donna ottimista, fa sperare che l’amore vero esista ancora, ma per me, per il mio stato d’animo, per il mio vissuto, sembra una canzone da stalker! 😊 ok, sto esagerando. Ma la sostanza resta. Mi fa stare veramente male tutto il brutto che succede. E il buio della mia stanza è rassicurante.

La chitarra di Peter Frampton è rassicurante. La sua voce che dice “baby I love your way” è veramente capace di farmi passare tutti i brutti pensieri. Ma basta questo? Il mio “restare qui dentro perché fuori è un brutto mondo” mi salverà per sempre? Qualche giorno fa, alla lettura dell’ennesima morte di una donna per mano di suo marito, ho scritto su Facebook che è meglio restare sola e viva che ingabbiata e morta. E cerco, cerco disperatamente qualcosa che mi faccia passare i brutti pensieri, ma più cerco, più mi rassegno alla solitudine. Oggi, su meetic, l’ennesimo cretino che mi scrive da giorni chiedendomi di andare a prendere un aperitivo, mi conferma di avere già una convivenza e che con me voleva solo farsi una scopata.  Come se fossi un oggetto, o una puttana. E allora penso: possibile che gli uomini violenti siano in realtà solo uomini cretini, perché considerano le donne degli oggetti senza cervello?

Oggi?

Oggi, intorno all’ora di pranzo, sono andata dalla mia parrucchiera a farmi accorciare i capelli. I miei capelli corti, bagnati e perfettamente lisci mi hanno fatto ridere, perché, guardandomi allo specchio, ho visto la stessa pettinatura di Hitler. E ho detto a Rosy “Sembro Hitler. forse un briciolo del suo carattere mi farebbe bene, con tutti questi stronzi che girano”. 

Il mio trip va avanti. Pensieri confusi affollano la mia testa, la musica di David, con il fantastico Hunky Dory, si diffonde nella mia camera come se fosse vicino a me a cantare Changes mentre ci fumiamo una canna. 

Rileggo queste poche righe. Sembrano scritte da un pazzo. Le ho scritte di getto, senza troppo riflettere. È lo specchio del mio stato d’animo attuale. Uno stato d’animo dove la speranza fa a pugni con la paura. E la rassegnazione prevale sulla ricerca di miglioramenti.  Mah. Di solito sono più ottimista. Sono sempre stata il tipo di donna che vede il bicchiere mezzo pieno. Ma questi giorni sono cosi. Forse sono stata troppo al buio. Direi che è ora di uscire. Anche perché c’è il sole, ed è ora di cena. Ironia a parte, la scrittura, insieme alla musica, ha un potere curativo. Era da troppo tempo, evidentemente, che non scrivevo.  Ricomincerò.